"Era l'estate del 1884. Un giovane poeta di ventuno anni saliva verso i monti d'Abruzzo. Si chiamava Gabriele d'Annunzio. E scelse di dormire qui."

Nel cuore della stagione calda del 1884, il ventunenne Gabriele d'Annunzio, già celebre per il suo precoce talento poetico, intraprese un viaggio che lo portò lontano dai salotti di Roma e Napoli. La sua meta? Scanno, un piccolo borgo medievale arroccato a 1.050 metri sulle montagne abruzzesi.

Perché Scanno?

Non era una scelta casuale. Negli anni Ottanta dell'Ottocento, Scanno era ancora un borgo isolato, conservato come una pietra preziosa nel silenzio delle vette. Le donne portavano ancora il costume tradizionale—quel costume che pochi anni dopo avrebbe ispirato fotografi come Henri Cartier-Bresson e Mario Giacomelli.

D'Annunzio cercava l'autenticità. Cercava una terra che non fosse ancora stata toccata dalla modernità incipiente. Cercava il silenzio in cui ascoltare la propria poesia nascere.

La scelta della casa

Quando arrivò a Scanno, d'Annunzio non scelse un albergo né un palazzo nobiliare. Scelse questa casa, affacciata su Piazza Santa Maria della Valle, nel cuore esatto del centro storico.

Dalle finestre del primo piano—le stesse che oggi guardano gli ospiti della Camera Matrimoniale—poteva sentire le campane della chiesa medievale di Santa Maria della Valle e il mormorio quotidiano delle donne in costume tradizionale che si radunavano in piazza.

Qui scrisse, qui sognò, qui trovò quell'aria "magica" che sarebbe poi riemersa nei versi delle Laudi del cielo, del mare, della terra e degli eroi.

Il ritorno del 1888

Quattro anni dopo, nel 1888, d'Annunzio tornò. Questa volta non era più solo un giovane promettente: era il poeta del Piacere, il romanziere che aveva scandalizzato e sedotto l'Italia intera. Eppure scelse di nuovo Scanno. Di nuovo questa casa.

Furono soggiorni brevi ma intensi, che si intrecciano nella memoria con i nomi delle tre donne che hanno segnato la sua vita e la sua poesia: Barbara Leoni, l'amante appassionata delle lettere d'amore; Maria Gravina, la nobildonna napoletana con cui condivise anni di esilio e tempesta; Eleonora Duse, l'attrice divina, la Foscarina del Fuoco.

Da casa del poeta a Dimora di d'Annunzio

Per centoquarant'anni la casa è rimasta abitata, custodita da generazioni che ne hanno conservato lo spirito originale. Oggi è diventata Bed & Breakfast, ma nulla è stato trasformato in albergo: i muri sono gli stessi, le finestre sono le stesse, la piazza fuori è quasi identica a quella che vide il giovane Gabriele.

Chi varca la soglia oggi—per una notte, per una settimana—entra letteralmente in un verso scritto centoquarant'anni fa.

Un'eredità che vive

Quando le campane di Santa Maria della Valle suonano la sera e le luci del borgo si accendono, basta aprire la finestra. Il panorama è quasi lo stesso che vide d'Annunzio. Il silenzio è quello. La poesia, in qualche modo, è ancora qui.

"Io ho quel che ho donato", scrisse il poeta. La Dimora restituisce ai suoi ospiti ciò che il tempo le ha lasciato in custodia.

"Memento audere semper."

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